Pollini e cibi: un'allergia tira l'altra
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Un terzo di chi starnuta ha problemi anche con certa frutta e verdura.



24/05/2010

Per chi soffre d'allergia non è cosa insolita: irritazioni, anche forti, alle labbra e alla bocca vanno ad aggiungersi ai consueti starnuti, occhi che lacrimano e difficoltà respiratorie. Colpa delle allergie crociate, le cross-reattività, tra pollini e alcuni cibi. Il risultato è la cosiddetta sindrome orale allergica, un disturbo con numeri in costante crescita, che colpisce gli adulti più dei bambini e si acutizza nel periodo in cui i vari tipi di pollini si scatenano. Si va dal semplice bruciore e prurito della bocca, a una sensazione di chiusura alla gola, all'edema labiale. Fino ad arrivare, in rari casi più gravi, allo shock anafilattico. Dunque, attenzione a che cosa mettete nel piatto, perché una mela o una pera possono essere pericolose per chi è allergico alla betulla, mangiare il melone può essere un rischio per chi è sensibile alle graminacee e chi non tollera il lattice di gomma è meglio che stia lontano dalle banane.
REAZIONE CROCIATA - «Tutto questo accade a causa di una reazione crociata fra i pollini a cui si è allergici e alcune proteine presenti negli alimenti vegetali» spiega Mario Previdi, responsabile della struttura di Allergologia Ambientale del Policlinico di Milano, che sta conducendo uno studio in materia sulla popolazione milanese, da cui emerge con evidenza che l'insofferenza ai pollini degli alberi cittadini è sempre più spesso associata a quella nei confronti di certi tipi di frutta e verdura. In particolare, i ricercatori hanno evidenziato che, su 600 pazienti allergici ai pollini, più della metà è sensibilizzato a betulacee (betulla e ontano) e corilacee (carpino e nocciolo), molto diffusi in città. E circa un allergico su tre (31 per cento), soprattutto fra le donne, risulta colpito dalla sindrome orale allergica, «per cui, — aggiunge Previdi — mentre mangia un frutto o una verdura soffre di un fastidioso prurito-bruciore sulla lingua e sul palato, con conseguenti disturbi alle mucose orali e, a volte, un abnorme gonfiore delle labbra». Nel caso delle betulacee, fra gli alimenti che più provocano cross-reattività, oltre alle mele, ci sono pesche, albicocche, ciliege, mandorle e i frutti con guscio (noci, nocciole, arachidi), nonché sedano, carote e finocchi. Il fatto è che le piante per difendersi dagli attacchi che ricevono dal mondo esterno — inquinamento, insetti, infezioni, freddo, siccità — sintetizzano proteine allergeniche presenti poi anche in molti alimenti. E l'organismo umano intollerante ai pollini lo è anche alle stesse proteine contenute per lo più in frutta e verdura. Queste proteine sono però termolabili: è sufficiente, quindi, la cottura degli alimenti perché non siano più attive. Poi, come per tutte le allergie, il rimedio principale è quello di sapere a che cosa si è sensibili, per evitare i cibi pericolosi, soprattutto durante il periodo di fioritura delle piante. Anche l'immunoterapia contro i pollini può aiutare a contenere la sindrome orale allergica. I vaccini più moderni sono desensibilizzanti: consistono nella somministrazione sublinguale dell’estratto pollinico responsabile di allergia, somministrazione che si protrae per mesi in dose via via crescente, in modo da "educare" il sistema immunitario. Ma le novità più promettenti arrivano dai molti studi di biologia molecolare: «Grazie all'ingegneria genetica — conclude Previdi — riusciamo a identificare meglio la composizione delle proteine e degli allergeni. Potremo quindi essere più precisi sulle relazioni crociate tra pollini degli alberi e cibi».

Vera Martinella

http://www.corriere.it/salute/nutrizione/10_maggio_23/allergie-stanuto-cibo_129f510a-6570-11df-89b0-00144f02aabe.shtml


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